L'ossidiana nera grezza è un frammento di violenza terrestre congelato nel vetro. Quando si tiene in mano un pezzo di ossidiana grezza, si tiene letteralmente della lava raffreddata in pochi secondi, con i suoi bordi taglienti, le sue superfici concoidi (quelle fratture a forma di conchiglia) e quel riflesso vitreo nero che brilla come uno specchio scuro. È l'unico «cristallo» che non è un cristallo: l'ossidiana non ha una struttura cristallina, è un vetro amorfo, ed è questa natura particolare a conferirle le sue proprietà così taglienti, in senso proprio e figurato. Le popolazioni preistoriche lavoravano l'ossidiana in lame più sottili del miglior acciaio chirurgico, e alcuni chirurghi utilizzano ancora oggi bisturi in ossidiana per le operazioni più delicate.
In litoterapia, l'ossidiana nera grezza è considerata la forma più potente e diretta di questa pietra di protezione. Collocata in una stanza, agisce come un guardiano che assorbe e respinge le energie negative. All'ingresso della casa, filtra ciò che entra. In un ufficio, protegge dagli ambienti tossici. Ma è anche una formidabile pietra specchio: posta in una stanza dedicata alla meditazione, confronta senza mezzi termini con le proprie ombre. Le lacrime di apache (piccole ossidiane naturalmente arrotondate) sono una forma più dolce dell'ossidiana grezza, ideali per chi desidera protezione senza l'intensità massima. Gli specchi d'ossidiana sono utilizzati fin dall'epoca azteca per la meditazione e l'introspezione profonda.
Per la manutenzione, un risciacquo con acqua corrente e una ricarica alla luce lunare sono sufficienti. Attenzione ai bordi taglienti sui pezzi grezzi non lucidati, l'ossidiana può tagliare. Con una durezza da 5 a 5,5 sulla scala di Mohs, si graffia facilmente ma le sue fratture rimangono affilate.